venerdì 17 marzo 2017

Silvia Brambilla







SILVIA BRAMBILLA nasce nel 1964 a Monza dove tuttora vive. Da sempre appassionata e creativa si avvicina al mondo dell’arte frequentando corsi di disegno, pittura e modellazione. E’ stata per alcuni anni assistente presso lo studio di una pittrice di Milano. Ha collaborato per un lungo periodo con una Galleria di Artigianato Artistico di Monza, realizzando esclusivi monili in ceramica Raku. Da diversi anni tiene un corso di decorazione in uno dei Centri Civici del Comune di Monza. Ultimamente sta sperimentando la tecnica della smaltatura a fuoco su metalli.
Il percorso espressivo di SILVIA BRAMBILLA è partito dalla rappresentazione figurativa per approdare poi ad una sperimentazione geometrica di intrecci e luci, prima più rigorosa e nitida, in seguito con un uso del colore meno definito e più libero, senza mai abbandonare quegli intrecci che ne fanno un suo tratto distintivo. Una trama che insegue con insistenza e che, con l’ordito del colore, crea un tessuto personale che le permette di esprimere il proprio vissuto. Nei suoi dipinti si ritrova
quella tridimensionalità che ha preso forma, in origine, nelle sue sculture modellate
nell’argilla, le quali hanno assunto, grazie all’utilizzo della tecnica Raku, iridescenze
uniche ed irripetibili.

CRITICAL TEXT a cura di ALBERTO MOIOLI
L’intreccio di Silvia Brambilla è diventato il simbolo, l’elemento identificativo del suo
lavoro, la caratteristica che la contraddistingue e la impone al mondo dell’arte
attraverso il suo stile. La maturità artistica raggiunta è il risultato di un lungo lavoro su
se stessa, eseguito con una dedizione, passione e costanza irreprensibile e
giustamente, ora, riconosciuta e apprezzata.
Gli intrecci di Silvia stabiliscono un legame determinante tra la superficie e lo sfondo,
tra presente e passato, tra esteriorità e intimità, l’idea artistica dunque non è certo
solo l’aspetto legato alla gradevole grafica, bensì alla possibilità di raccontare e di
raccontarsi. Intrecci che pian piano negli anni lasciano sempre più il posto a maglie
più larghe, a sfondi più luminosi e sensazioni di positività e leggerezza della quale
abbiamo tutti sempre più bisogno.
Silvia Brambilla offre allo spettatore la possibilità di perdersi nei percorsi delle sue
opere, nelle quali l’armonia e il ritmo fanno da protagonisti. L’osservatore è ormai
abituato ad una prima reazione emotiva nella fruizione di un’opera d’arte,
dimenticandosi spesso di assaporare serenamente il momento in cui l’opera riesce a
penetrare dentro di lui. Le infinite combinazioni geometriche e tonali, alle quali ci sta
abituando Silvia, riescono a stupirci e sorprenderci per l’incessante innovazione e
l’invenzione del suo percorso creativo.
Il gesto artistico di Silvia è dunque in linea anche con i principi espressi da Paul Klee
quasi un secolo fa’ ne “La teoria della forma e della figurazione” nell’affermare che la
“forma è quiete e stasi mentre la formazione è movimento” e dunque ritmo vitale. I
colori e le forme delle opere di Silvia vivono dunque attraverso un ritmo che segue
dinamiche e metodologie singolari. “C’è del ritmo nel volo di un uccello, nelle
pulsazioni delle arterie, nel passo di un ballerino e nei periodi di un discorso”
affermava Platone.
Sono particolarmente contento di poter osservare in Silvia l’immagine dell’artista nata
e cresciuta sul fertile territorio lombardo ed oggi pronta a raccogliere i frutti della sua
passione e serietà professionale in un percorso affascinante che non può e non deve
avere alcun limite.
Con stima
ALBERTO MOIOLI
INTRECCI DI PENSIERI E RIFLESSIONI a cura di LUIGI CASATI
"...È un momento di liberazione visualizzato da colori vivaci, che rappresentano
istanti intensi vissuti dell'artista e che sono dei veri e propri satori, esperienze di un
cambiamento di piano e di passo, del risveglio inteso in senso spirituale, nel quale
non si è ancora formata alcuna differenza tra colui che si “rende conto” e “l'oggetto”
dell'osservazione..."

COMUNICATO STAMPA PER L’EVENTO “ESCAPES”
ESCAPES
mostra personale di Silvia Brambilla
a cura di Flavia Motolese
Genova, SATURA art gallery
La concezione di spazio assume nuove regole nella visione di Silvia Brambilla: non ci
sono coordinate che limitino il disporsi della figurazione, la costruzione allude ad
un’espansione potenzialmente infinita, mentre le traiettorie diventano un sottile ed
elegante gioco di tensioni prospettiche. Lo sguardo rimane sospeso in una
dimensione immaginaria, in cui sono escluse le convenzionali nozioni spaziali, è
l’invenzione a scandire l’intersecarsi delle linee, il loro proiettarsi vertiginoso e
l’interazione tra pieno e vuoto. Silvia Brambilla riesce ad infondere alla materia valori
luministici opalescenti e lievi che conferiscono il senso della mutevolezza così come
le minute vibrazioni segniche determinano una dinamica formale nelle campiture.
L’ambiente è attraversato da intrecci modulati sulla dicotomia cromatica oltre i quali
una percezione instabile del vuoto sembra oltrepassare i limiti del reale per aprirsi
verso una vastità imponderabile soffusa di luce. Il valore strutturale è reso aereo
dalla percezione virtuale di prospezioni spaziali improbabili, ma possibili. Il rigore
costruttivo a cui si attiene l’artista determina un perfetto equilibrio tra elementi
geometrici ed informali fino a raggiungere il limite plausibile della fisicità della materia.

Lo sguardo viene proiettato oltre se stesso, obbligato dalle divergenze e
convergenze delle diagonali a scrutare, in attesa di improvvise epifanie, quello
spazio interno misterioso che ci attrae con forza magnetica. Il respiro dialettico della
composizione agisce sulla duplice componente della percezione visiva e su quella
soglia poetica tra dato esperienziale oggettivo e coinvolgimento soggettivo del
proprio universo interiore. Gli intrecci simboleggiano metaforicamente le soglie di un
passaggio oltre cui si estende l’ignoto con le sue infinite possibilità. L’artista riesce,
così, ad esprimere efficacemente l’aspirazione della pittura come dimensione
fenomenica di forme astratte e concrete, luogo reale e virtuale in cui è possibile
mettere in connessione la profondità insondabile dello spazio e dell’anima.